Le nostre danze


Le nostre danze

danzeLe danze nobiliari, nell’Alto Medioevo, non erano molto dissimili da quelle contadine, ricalcandone la struttura. Erano un’espressione di gioia del popolo in occasione di feste rituali. I primi cenni di una terminologia che conformasse le danze quali saltarello, trotto, carola, farandola, estampida vengono riportati soltanto in documenti trecenteschi, lasciando gran parte della ricostruzione di queste danze alla fantasia e capacità dei danzatori. Le musiche e le danze che oggi si cercano di ricostruire tendono a rispecchiare gli ideali di bellezza ed armonia che caratterizzarono tutto l’Umanesimo nelle Corti Italiche ed affondano le radici nelle immagini di “buon governo” e nell’idealizzazione di una vita sociale ed amorosa ben descritti, per esempio, dagli affreschi di Ambrogio Lorenzetti nel Palazzo Pubblico di Siena, raffiguranti scene di feste e che oggi sono alcune delle testimonianza più affascinanti della vita sociale del Medioevo.
Le danzatrici della Compagnia Ordo Temporis da anni studiano e si cimentano nella realizzazione di “metadanze” trecentesce basandosi su pitture ed affreschi, realizzando un repertorio di balli capaci di allietare il pubblico e farlo viaggiare indietro nel tempo.

Nel Cinquecento appaiono i primi libri riprodotti a stampa, la grafica dei testi è inoltre standardizzata, quindi diviene più leggibile rispetto alle copie degli amanuensi che spesso pongono problemi di decifrazione.

Il primo trattato conservato è “Il Ballarino”, di Fabrizio Caroso, stampato a Venezia nel 1581.
La prima parte del Ballarino è interamente dedicata ai passi, che vengono dapprima elencati in tutte le loro possibili varianti, quindi descritti e codificati, specificando posizione e movimento dei piedi, nonché postura del corpo. La seconda parte del trattato è dedicata alle coreografie. In alcuni casi di esse è chiaramente riportato l’autore, in altri è annotato “autore incerto” oppure non si nomina del tutto, si tratta quindi di danze più antiche che possono quindi fornire utili indicazioni per la ricostruzione delle coreografie dei periodi precedenti. Nonostante il testo sia molto preciso nella descrizione dei movimenti, a volte restano dei dettagli non chiari, e perciò esistono oggi varie interpretazioni della stessa coreografia.

Il Caroso nel 1600 pubblica “Nobiltà di Dame”. In esso l’elenco dei passi è quasi raddoppiato nel numero rispetto al Ballarino, e alcuni sono inventati e descritti ex-novo. Questo elemento permette di datare con precisione alcuni passi e di escluderli nella ricostruzione ipotetica di danze più antiche. Egli indica anche precise istruzioni su come comportarsi nelle occasioni, diremmo oggi “mondane”: le regole su come fare la riverenza, rivolgersi alle dame, togliersi la berretta, accomodare la cappa e la spada, e così via

Ballano i Prencipi, è nel ballare più che in altra cosa la loro gravità mostrano, ballano i Cavalieri, e con ciò la lor leggiadria fanno vedere; ballano, le Dame, & ecco il veromezo di scoprire la gratia, che serbano in tutti i movimenti. Finalmente balla tutto il mondo, e chi d’agilità, chi di  prestezza, chi di forza, e chi d’una, & chi d’altra cosa, ne riporta da gli spettatori loda non picciola”.

La compagnia Ordo Temporis prende spunto proprio da questi Grandi Maestri.
Negli ultimi anni le ragazze dell’associazione hanno partecipato a corsi e iniziative ove si potessero imparare le danze codificate del Seicento. La forte passione per la danza e la storia ha fatto sì che si andassero a ricercare trattati e musiche specifiche per poter godere, nuovamente, di queste danze storiche e per poter divertire il proprio pubblico.

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